La Bioetica è la nipotina dell’Illuminismo

Manuale di bioeticaQuesta definizione che parla al cuore di tutti è tratta dal Manuale di bioetica di Hugo Tristram  Engelhardt Junior.¹, che sta inaspettatamente segnando a fuoco un personale periodo di confusione e immobilismo.

Vivo in un momento storico in cui sembra che culture e comunità con fondamenti morali differenti siano destinate ad una impossibile convivenza pacifica; mancano prospettive convincenti suggerite da chi guida l’Europa, e io mi sono sentita in dovere di non rimanere passiva. Mi sono chiesta quale soluzione proporrei io: quale può essere la via d’uscita verso una coesistenza rispettosa delle diversità?

La storia della mia esistenza, di donna concepita in provetta che vive con la sua compagna, mi porta ad accogliere positivamente, con curiosità ed entusiasmo tutto ciò che è “non tradizionale”. Lo sento simile a me, dato che io per prima, le mie origini e la mia quotidianità siamo “non tradizionali”. Nella ricerca di un approccio alla vita che mi rappresentasse, ho trovato una mamma nella bioetica laica: con il suo linguaggio razionale e schietto mi è arrivata come un piccolo spiraglio di sincerità tra mura di ipocrisia e dogmi.

Una mamma che forse è mamma di tutte le mamme, una mamma di cui tutti potrebbero sentirsi figli e che viene prima di tutti i credo e le morali, perché parla il linguaggio di tutti gli uomini: quello della razionalità.

Come scienza razionale è certamente limitata, ma lo riconosce con umiltà e senza la pretesa di dare risposte ai profondi interrogativi della vita, per i quali lascia fare alla fede. Tuttavia, è proprio questo limite che diventa il suo punto di forza e la rende, unica tra tutte le morali, universale e condivisibile da chiunque, pilastro infrangibile cui rifarsi sempre più spesso. Nelle società in cui viviamo, prive ormai di una concezione e di un’autorità morale unica e liberamente condivisa, l’unico linguaggio che parli a tutti senza coercizione e limitazione delle libertà è quello di un’etica laica, che sostenga argomentazioni razionali, coerenti e passibili di discussione.

Come donna non tradizionale in una società che si vende laica ma nasconde impalcature religiose e si trascina retaggi culturali non più giustificabili, pretendo che chi mi rappresenta governi con idee e scelte modernamente “illuminate” – laiche – e non imponga i propri credo sotto forma di leggi e divieti che risultano discriminatori, coercitivi e lesivi delle libertà e dei diritti.

La bioetica è chiamata in causa quando si affrontano questioni tra le più complesse, inerenti l’ambito sanitario (inizio e vine vita, allocazione delle risorse, consenso informato e libera scelta) e lo stile di vita relazionale, sessuale e riproduttivo. Questi sono aspetti privati della vita dei singoli, che ognuno vive come crede, in cui né lo Stato né altri cittadini hanno diritto di interferire .

Per questo motivo, se una politica non è espressione di laicità e non ha argomentazioni razionali che dimostrino perché alcune scelte o comportamenti siano sbagliati, l’autorità stessa di tali proibizioni vacilla e si rivela debole: a lungo termine fallirà sempre nel suo tentativo di vietare con la forza.

L’unica voce che chiunque non potrebbe fare a meno di ascoltare è quella della razionalità: quella che sa giustificare, discutere e argomentare e che, soprattutto, non teme di farlo. Una politica di imposizioni è una politica fallimentare. Una politica di confronti, umiltà e tolleranza è il futuro: per dirla con Engelhardt, una politica in cui ciascuno può fare tutto quel che vuole in materie riguardanti se stesso e altri consenzienti, malgrado ciò che altri possono pensare in proposito (op. cit.). Questo vale anche a livello individuale: significa imparare a tollerare e rispettare le scelte altrui anche se da noi non condivise e anzi, talvolta, considerate immorali, tragiche, nefaste e contro natura.

Allora sì che sarebbe possibile una convivenza e un dialogo pacifici tra culture; per enfatizzare basterebbe una tolleranza delle tragedie dei singoli (op. cit.). Non è certamente un cambiamento facile e immediato, ma è sicuramente un cambiamento che può partire dal basso, che sta nelle mani di ognuno e dà la possibilità di sentirsi parte attiva e scegliere quale futuro costruire.

¹ H. T.  ENGELHARDT JR, Manuale di bioetica. Milano, Il saggiatore, 1999

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