Perché essere felice quando puoi essere normale?

La paura, quella sì. – Sentirmi un’opera di fantasia e non una sequenza di fatti-

Mi sento fuori posto, mi sento a metà. Cosa ci faccio qui?

La vita l’ho lasciata giù. La cerco fuori città, su un treno in viaggio. Queste case intorno mi schiacciano, chiudono gli orizzonti delle possibilità, mi tolgono ossigeno e sogni. Appena oltre la foschia è tutto diverso, i monti si vedono! Nitidi. L’orizzonte del lago è chiuso ma la vita ritorna, respiro di nuovo. Sogno.

Lo farei tutti i giorni questo viaggio nel tempo. Cerco di capire cosa voglio, naufrago. Il mio viaggio dura un’ora ma mi sposto nel tempo senza confini, dipingo ipotesi e ricordi.

Sento delle cose. Mi sento emozionarmi, sento dei fremiti. Riesco a vederlo quel ricordo di luce al tramonto, di alba in una mattina di giugno, quella vista dai ponti che si apre alle montagne, al cielo che si prende tutto l’orizzonte.

La natura mi è indispensabile.

 

Sta succedendo questa cosa enorme e nessuno fa niente.

Mi sentivo così, parte di una trama che non avevo scritto; qualcuno mi stava cucendo la fine addosso e nessuno vedeva. Non capisco, non capisco!

Non capisco cosa sia successo, né perché. Non sto capendo.

Perché sono qui? Non l’ho mai voluto.

La mia identità vacilla, le gambe anche. La mia vita non è qui. Ci sono parti di me che attendono di tornare a camminare, io vago in cerca di un’energia che non troverò, in un posto che non mi appartiene.

Non sento nessuno, non cerco nessuno. Mi sento trasparente. Nulla da dire, nulla da costruire; non sono io. Dove sono? Non mi riconosco. Non è qui che ho messo radici. L’immagine che mi torna dalle persone non mi appartiene: loro non mi conoscono.

Sento voglia di rabbia, di liberarmi delle sue catene e tornare.

Mi trasferii per me, prima di tutto; non ero convinta di voler restare qui per tutta la vita, prima di tutto. Non costruii niente, la mia scelta l’avevo già fatta; Milano mi aveva dato le cose che volevo, far germogliare una vita non era tra quelle.

Sogno di tornare. Questa volta sola, ma non sarebbe la prima.

Queste fantasie mi smuovono lacrime, sudore, tremori. La mia indipendenza è nata a trecento chilometri da qui, la mia identità libera, autonoma e adulta è lì. Lì ho visto fantasie e autosufficienza, lì ho mosso i miei primi passi.

Quando semini un sogno in un pezzo di mondo è lì che devi coltivarlo.

Serve un piano.

Devo farmi dire sì.

Domanda giusta, persona giusta.

Sento caldo.

Sento.

 

Corsivi ispirati a Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale? Milano, Mondadori, 2015

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