Primavera, una nuova forza: togliere le lenti del conformismo.

A Pisa oggi è primavera. Giornata da bucato.

E’ una giornata di quelle che fanno venire voglia di scoprirsi, levarsi tutto: via le armature, i filtri, le paure..solo sole sugli occhi. Il vento non è caldo ma mi accorgo che ne sentivo la mancanza, sulla pelle, mi butta addosso il profumo di nuovo.

Il futuro sembra così acceso che ho voglia di rincorrerlo e spalmarmelo addosso. Accettare questa condizione di precarietà e trasformarla in risorsa mi fa pensare che è una fortuna che mi ci sia trovata, e che sia durata così a lungo. Non colgo subito le opportunità che mi si presentano, dovrei cambiare lenti. Mi impongo schemi e tempi che non coincidono con quello che la vita mi offre, e mi ostino a volerli raggiungere, impuntandomi su ideali infondati e impersonali.

Solo poco fa mi sono fermata, come svegliata da un lungo letargo caloroso e sornione. La mia vita è qui e ora, con chi amo, e allora va bene! Viviamola questa condizione, fino in fondo. Smetti di cercare, mi dico. Non è rassegnazione, è equilibrio: è leggere stabilità e felicità dove prima vedevo mancanze, è rubare i miei tesori a questa società che li nasconde, non li riconosce e vuole solo farci uguali, cloni. Come se l’equilibrio lo trovassimo tutti nelle stesse cose.

Mi sento mortale in un mondo di automi, terrestre in un mondo sommerso. Credo in quello che sono e in ciò che voglio; inizio dai margini. Mi tengo il mio lavoro precario, ci pago le spese, i vizi, gli strappi alla regola. Vinco la libertà, la soddisfazione di farcela; riscopro le piccole gioie, l’amore, la forza dell’essere in due e crescere insieme. Mi sto scoprendo ambiziosa, forte, incapace di vendersi, incapace di scendere a compromessi. E mi piace così.

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