Allora, di lavoro faccio l’ostetrica sì o no?

 

“Non fasciarti la testa prima di rompertela” mi dicevano.

Dev’essere un difetto congenito. Ancora adesso mi sovraccarico di paure e perdo di vista la semplicità di un sogno, la bellezza di provare a realizzarlo.

Un passo indietro. Quando scelsi il corso di laurea, valutai prospettive lavorative, curiosità e interesse personale. Tirando le somme, ostetricia mi sembrò una buona via di mezzo: professione d’aiuto, dinamica, a contatto con le persone e, se proprio non fossi riuscita a farne un lavoro, avrei avuto dalla mia le conoscenza per essere in futuro una donna-madre consapevole.

In crisi. Ad un anno e mezzo dalla laurea, mi trovo a rivalutare ambizioni lavorative e passioni. Mi dico che forse mi accontenterei di un lavoro che mi desse da vivere, e farei dell’ostetricia una passione privata.


Ma è possibile dividere la propria vita in modo così netto? E’ possibile svolgere un lavoro che non piace e accontentarsi di fare ciò che si ama solo nei ritagli di tempo? Non perde forse energia una passione, se rimane circoscritta a poche persone e non cresce?


Finito il liceo puntavo a un lavoro che mi desse da vivere e mi piacesse, ora mi dico che forse pretendevo troppo, che devo guardare la realtà e accontentarmi di quello che c’è. Ma è come vedere oro dove è soltanto polvere: investire entusiasmo in una quotidianità che non può restituirlo e mi svuota.

Tirando le somme. Cosa ho fatto in questi anni? Ho lavoricchiato, letto, cercato idee da sposare, teorie che mi rispecchiassero, valori da difendere che guidassero le mie scelte. Ho trovato risposte, per non arrivare impreparata. Capire da che parte sto, in cosa credo e per cosa voglio lottare, mi è sembrata una tappa obbligatoria.

Bilancio positivo. Mi sono preparata. Stavo immobile perché non ero pronta, ora lo sono un po’ di più. Avere sogni e vivere di obiettivi…sarà forse questo che dà senso alla vita? Non mi accontento e forse è bello rischiare.

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